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I Demonik pagano la voglia di strafare I Demonik pagano la voglia di strafare

I Demonik pagano la voglia di strafare

recensioni

gruppo
titolo
"Rise from chaos"
etichetta
Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

1.      Burning my soul

2.      Rise

3.      Insomnia

4.      Chaos

5.      Voices from hell

6.      Monster

7.      To live

8.      Legion

 

 

LINE-UP:

Victor Salinero – Lead guitars

Hugo Gonzalez – Rhythm guitars, backing vocals

Gonzalo Caro – Bass

David Alarcia - Vocals

opinioni autore

 
I Demonik pagano la voglia di strafare 2019-01-07 18:30:56 Ninni Cangiano
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    07 Gennaio, 2019
Ultimo aggiornamento: 07 Gennaio, 2019
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I Demonik arrivano dalla Spagna e sono attivi sin dal 2007, originariamente sotto l’inflazionato nome “Demon”, poi modificato nell’attuale nel 2012. Hanno realizzato finora tre dischi da studio ed un doppio live-album. A fine ottobre 2018 è uscito appunto il terzo full-lenght in studio, intitolato “Rise from chaos” e dotato di un artwork alquanto bruttino. Da appassionato del thrash più tecnico, di gente come Anacrusis e Despair, non mi sono lasciato sfuggire il lavoro dei Demonik (presentatomi proprio come “technical thrash”), pur non conoscendo il passato della band iberica. Sono bastati pochi secondi dell’opener “Burning my soul” per rimanere spiazzato, dato che mi è sembrato di avere a che fare con una band di brutal death con un cantato in growling cavernoso e gutturale; poi il brano si placa e si avvicina al thrash, pur rimanendo fortemente contaminato dal death metal (il predetto growling farà spesso la sua comparsa in questo pezzo). Con “Rise”, pur mantenendo sempre la matrice thrash, si rimane vicini al death, con un bel carico di groove. “Insomnia” ricorda il thrash/groove di scuola americana, mentre è con la successiva “Chaos” che finalmente si va su territori più tipicamente thrash. Arriva poi la mazzata di “Voices from hell”, canzone pressoché infinita che dura 24 minuti, in cui c’è dentro di tutto (perfino una voce femminile simil-lirica!), di fronte alla quale non so quante volte mi sono chiesto se non valesse la pena di skippare alla traccia successiva. “Monster” riaccende in me la speranza, con il suo thrash bello diretto e senza particolari fronzoli, ergendosi, assieme alla già citata “Chaos”, a canzone migliore del disco. Non sarebbe male anche la successiva “To live”, se non fosse per il difetto di durare un’altra eternità di quasi 14 minuti, ed è un peccato perché, se il brano si fosse concluso dopo 4’30”, parleremmo di un’altra freccia a bersaglio; al contrario i Demonik hanno voluto “allungare il brodo” in maniera che non condivido, se poi aggiungiamo che ricompare il growling da brutal death nella seconda metà, capirete che il danno è fatto e non bastano le ottime parti soliste conclusive a salvare questo pezzo. Il disco si conclude con “Legion”, altra traccia esagerata nei suoi 8 minuti di violenza sonora. “Rise from chaos” non è un disco memorabile, i Demonik hanno voluto esagerare mettendo “troppa carne al fuoco”, oltre 73 minuti di thrash in soli 8 pezzi sono un inutile spreco di tempo (specie per chi se li è dovuti sorbire più volte, come il sottoscritto!), le backing vocals in stile brutal death non c’entrano assolutamente niente con il thrash metal, ma disturbano semplicemente l’ascolto (se voglio ascoltare brutal death, mi vado a prendere una band che lo suona e non mi metto a cercare il thrash metal!). La band iberica ha bisogno di migliorare notevolmente il proprio songwriting, partendo dalle ottime parti soliste di chitarra, ma evitando di strafare e puntando soprattutto all’efficacia dei singoli componimenti che, a questa maniera, lascia a desiderare per eccessiva eterogeneità.

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