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Un debut album non convicente per i tedeschi Once Un debut album non convicente per i tedeschi Once

Un debut album non convicente per i tedeschi Once

recensioni

gruppo
titolo
"After Earth"
etichetta
Pride & Joy Music
Anno

 

TRACKLIST:

1. Act 1 (Overture)

2. Awake

3. My masterpiece

4. The allure

5. Distorted smiles

6. The hour of eden’s fall

7. Act II (Intermezzo)

8. My fairytale

9. Phenomena

10. The sins of saints

11. Insane schemes of sanity

12. The final stage

13. Epilogue (A memento of our Hiraeth)

 

 

LINE-UP:

Alina Lesnik: Vocals & Lyrics

Marco Paulzen: Guitars, Bass & Grim Vocals

Frank Wypchol: Keys & Piano and Orchestrations

Alexander Hey: Drums,

 

Guest:

Shir-Ran Yinon (Krayenzeit, Haggard, Ex- Eluveitie and New Model Army) violin on "The Allure", "Distorted Smiles" and "The Final Stage

opinioni autore

 
Un debut album non convicente per i tedeschi Once 2018-11-08 09:10:32 Ninni Cangiano
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    08 Novembre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Una bella copertina, con una specie di Harrison Ford su una sedia, ci conduce al debut album dei tedeschi Once, dal titolo “After Earth”, uscito nel corso del mese di ottobre per la label teutonica Pride & Joy. La band si è formata nel 2012 e finora aveva inciso solo un demo ed un singolo. Ma cosa suonano gli Once? Come facilmente intuibile dal nome, che riprende il titolo di uno degli album di maggiore successo dei Nightwish, la musica di questi tedeschi è un classicissimo female fronted symphonic melodic metal. Quanti danni hanno fatto i Nightwish ed, assieme a loro, gente come Epica e Within Temptation (tanto per citare i primi big del settore che mi vengono in mente); davvero nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un proliferare di bands del genere che cercano (spesso senza speranze) di emulare i propri idoli ed eguagliarne (pressoché impossibile!) il successo. Fra questo folto sottobosco di gruppi, spesso molto simili tra loro, vanno annoverati anche questi Once. Ho provato parecchie volte ad ascoltare i 13 pezzi di questo disco, al fine di trovare qualche spunto positivo, qualcosa che mi potesse colpire e convincere, senza però riuscirci mai. Fondamentalmente a questo lavoro manca ritmo e sono solo pochi i pezzi frizzanti che danno energia (alla fin fine quello che ogni metalhead richiede) e mi riferisco soprattutto a “The hour of eden’s fall” ed a “The sins of saints”. Ma i limiti non finiscono qui purtroppo. Anche la voce della singer Alina Lesnik (sicuramente capace e con competenze liriche) non stupisce, rimanendo spesso troppo uguale e poco espressiva, rischiando così di sembrare finanche stucchevole. Non può mancare, come tradizione del settore, la voce maschile in growling, che sinceramente non rappresenta né un valore aggiunto per le atmosfere dei singoli brani, né un punto a sfavore... era talmente scontato che ci sarebbe stata, che nessuno avrebbe accettato una quotazione per una scommessa. Il disco scorre via senza stupire, nonostante obiettivamente gli Once ci abbiano messo dentro un sacco di roba, tra cori lirici ed orchestrazioni sinfoniche e siano dei musicisti competenti e talentuosi. E’ possibile che chi apprezza il female fronted symphonic melodic metal potrà giudicare positivamente questo “After Earth”; nonostante io rientri da tempo tra questi, mi dispiace ma non sono riuscito a lasciarmi ammaliare, né a farmi convincere da questo disco. E’ però altrettanto possibile, oltretutto, che coloro i quali non seguono questo particolare filone musicale non riescano ad apprezzare quanto realizzato dagli Once, dato che risulta troppo simile a ciò che hanno suonato in tanti (forse anche troppi) prima di loro.

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