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Tra melodic death e djent: la proposta dei nostrani Grievers Tra melodic death e djent: la proposta dei nostrani Grievers Hot

Tra melodic death e djent: la proposta dei nostrani Grievers

recensioni

gruppo
titolo
The Eternal Pleasure Of Revenge
etichetta
SLIPTRICK RECORDS
Anno

Tracklist:

  • Chapter 1 - Ade
  • Chapter 2 - Blood Lord
  • Chapter 3 - Revenge
  • Final Chapter - Face to Face
Line-up:
  • Andrea Parafioriti – rhythm and lead guitar
  • Roberto Palmiero – lead guitar
  • Michele Spallieri – vocals
  • Valentino De Lucia – drums
  • Luca Croci – bass guitar

opinioni autore

 
Tra melodic death e djent: la proposta dei nostrani Grievers 2018-11-04 20:08:57 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    04 Novembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 04 Novembre, 2018
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Si formano esattamente dieci anni fa i nostrani Grievers e fin da subito la loro proposta è chiara, decisa e, per certi aspetti, abbastanza particolare:un melodic death estremamente influenzato dal progressive e dal djent. Accoppiata insolita vero? Beh, lo sarebbe se i musicisti non sapessero suonare o non fossero originali. Ma non è questo il caso, tranquilli. Con un solo full-length alle spalle e questo nuovo EP, "The Pleasure Of Revenge", i nostri amici sanno esattamente quello che fanno e posso garantirvi che spaccano di brutto: quattro tracce nelle quali si avvertono un'infinità di sfaccettature tutte ben incastrate in un'intelaiatura affatto caotica e dispersiva. Per farla breve: tutto fila e gli incastri tra le varie influenze sono perfetti, senza salti ed estremamente armonici. Volete un esempio? detto fatto, l'opening "Chapter 1 - Ade". Davvero ostico riuscire a descrivere un pezzo così complesso: cattiveria, durezza, liquidità, trasparenza, pesantezza, leggiadria... una continua antitesi tra sonorità più cupe e cristalline e tra ritmiche più lineari e sparate e quelle più arzigogolate e contorte. Il tutto abilmente razionalizzato in un brano che riesce a coinvolgere da inizio a fine senza stufare l'ascoltatore; un requisito, quest'ultimo, che ritengo fondamentale dato che ci vuole un attimo, nel mondo del prog e del djent, per superare la sottile linea tra il mostrare il proprio talento con riff e ritmiche strane ed il mero stupro degli strumenti senza anima. Qui, e ammetto che all'inizio ero preoccupato, tutto ciò non accade e si raggiunge un equilibrio perfetto tra le varie influenze, le chitarre cantano, il lavoro di groove sostiene il tutto con forza e pienezza,tranne in qualche punto in cui il volume del basso è un po' troppo alto, e il cavernoso growl di Michele fa da ciliegina sulla torta.
Ottimo lavoro ragazzi!

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