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Valyria: Un Ep pieno di tecnica...e passaggi un po' troppo pop Valyria: Un Ep pieno di tecnica...e passaggi un po' troppo pop Hot

Valyria: Un Ep pieno di tecnica...e passaggi un po' troppo pop

recensioni

gruppo
titolo
Into The Dying Of Time (Ep)
etichetta
Autoproduzione
Anno

01. Final Empire

02. Steel Inquisition

03. Tome Of Shattered Vassels

04. Of Sky And Sea

05. The Crossing

06. Floating World

07. Into The Dying Of Time

 

Line up:

Cam Dakus – Bass, Vocals
Mitchell Stykalo – Drums, Vocals
Andrew Traynor – Guitars, Vocals
Jeremy Puffer – Guitars, Vocals

opinioni autore

 
Valyria: Un Ep pieno di tecnica...e passaggi un po' troppo pop 2018-10-06 17:36:17 Gianni Izzo
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Gianni Izzo    06 Ottobre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Mi sarebbe piaciuto dire qualcosa di più sulla storia dei Valyria, ma non ho trovato nessun cenno biografico, neanche sulla loro pagina di facebook, quindi l’unica cosa che vi posso dire, è che il giovane quartetto è canadese ed il moniker è ispirato al nome delle rovine dell’antica città omonima descritta nell'epopea fantasy di George R. R. Martin.

La band ci presenta questo “Into The Dying Time” come un Ep. In effetti abbiamo sette tracce, ma due di queste sono un'intro ed un outro strumentali, che potevano decisamente essere meglio sviluppate. Quindi 5 brani effettivi ma con un minutaggio complessivo che dura più di 30 minuti.
La band è dedita ad un classico melodic death molto veloce e tecnico, intriso di passaggi power e symphonic dove le clean vocals ed i molteplici cori si susseguono copiosi.
A sentire la parte power, piena di sinth (un po’ troppo ingombranti e giocattolosi), sostenuti da una ritmica e dei soli velocissimi e neoclassici, sembra di stare al cospetto dei Dragonforce. La parte più interessante però è data dalla deriva più estrema del sound dei nostri, dove le sinfonie si incupiscono e moltiplicano, i ritmi rimangono veloci ma con un certo riguardo a passaggi più tecnici e prog. Diciamo che se “Into The Dying Of Time” suonasse tutto così, aldilà di qualche tirata di orecchie per un approccio un po’ troppo derivativo (i "Wintersun" vi risuoneranno spesso in testa) non avremmo nient'altro da criticare.
Ma l’elemento dominante del platter rimane il power, e questo è costellato da troppi cori anonimi, sdolcinati o entrambi, tanto che talvolta l’epicità di cui i nostri si vogliono far carico si perde in linee troppo pop. Altre volte i Valyria fanno le cose più a modo, quindi escono fuori brani davvero buoni come “Of Sky And Sea” o “The Crossing”. Ecco, molte volte si dice di stemperare alcuni angoli un po’ troppo aspri della propria musica, per i Valyria vale l’esatto contrario. Dovrebbero lasciare alle boyband alcuni passaggi iper-melodici, e parte dei loro sinth troppo stucchevoli (quasi come l’artwork del disco), e dedicare anima e corpo alla parte più oscura ed epica della propria musica, perché tecnicamente sono molto preparati ed il mood che riescono a tirar fuori in alcuni frangenti sa essere molto coinvolgente.

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