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Un buon lavoro per gli ungheresi Symphony of Symbols, anche se sa troppo di Nile Un buon lavoro per gli ungheresi Symphony of Symbols, anche se sa troppo di Nile Hot

Un buon lavoro per gli ungheresi Symphony of Symbols, anche se sa troppo di Nile

recensioni

titolo
Historiocriticism
etichetta
Metal Scrap Records
Anno

PROVENIENZA: Ungheria 

GENERE: Technical Death Metal 

FFO: Morbid Angel, Suffocation, Cannibal Corpse, Nile, Zyklon 

LINE UP: 
Kovács Zoltán Frigyes - vocals 
Sándor Szalkai - guitars 
Tamás Mezey - bass 
István Forró - drums 

TRACKLIST: 
1. Flood [01:14] 
2. Disperation [09:26] 
3. Gates [02:12] 
4. Pyramid Cities [07:52] 
5. Rings [01:08] 
6. Verity in the Legends [09:05] 
7. Giant Signs [01:14] 
8. Beyond Earth [09:15] 
9. In the Serve of Evil [01:39] 
10. The First Natoin, the Last Survivor [10:18] 
11. Eveything Reveals [06:40] 

Running time: 1:00:03 

opinioni autore

 
Un buon lavoro per gli ungheresi Symphony of Symbols, anche se sa troppo di Nile 2018-09-16 20:28:41 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    16 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ci son voluti ben sei anni perché gli ungheresi Symphony of Symbols tirassero fuori un successore del debut album "Stupefying Beliefs". Uscito circa un mesetto fa, "Historiocriticism" (Metal Scrap Records), è dunque il secondo album per la band di... ok non ci provo nemmeno a scrivere il nome della città d'origine. Anyway, il sound della band ungherese si è ulteriormente evoluto rispetto ai primissimi lavori: se i nostri agli esordi han cominciato con un Black/Death che verteva soprattutto verso il frangente della Nera Fiamma per poi spostarsi verso sonorità più alla Immolation, quella che invece ci troviamo di fronte con questa seconda fatica è una band che si è definitivamente lanciata nel Death Metal più tecnico e brutale, con influenze che passano dai vari Nile, Suffocation, Morbid Angel ecc. ecc.

"Hisotriocriticism" è un disco a suo modo particolare, formato da cinque lunghissime tracce, ognuna delle quali preceduta da una sorta di "intro personale", un collegamento tra l'uno e l'altro pezzo, di durata più esigua. Ciò che risalta immediatamente è che i SoS non lesinano in nulla: violenza, potenza, tecnica, così come la presenza di fraseggi orchestrali e synths Industrial. E' ovviamente nei brani più lunghi che si devono andare a ricercare i SoS ed è lì che ci si accorge come i Nile siano un'influenza primaria per il quartetto magiaro, vuoi per la -appunto- lunga durata dei pezzi, vuoi per il lavoro tanto delle chitarre che della sezione ritmica, che molto paga tributo a Sanders e soci; persino le vocals di Kovács Zoltán Frigyes evocano il 'fantasma' del colossale leader dei Nile. Ed è, manco a dirlo, ai fans di questi ultimi che può essere maggiormente indirizzato un lavoro come quello dei SoS, tanto duro quanto 'catacombale', tecnicamente ineccepibile, ma in cui sembra che i nostri vadano a specchiarsi un po' troppo (soprattutto Sándor Szalkai nelle tante parti soliste).

Consigliandovi come ascolto primario di "Historiocriticism" i brani "Pyramid Cities" e "Beyond Earth", concludo col dire che i Symphony of Symbols si guadagnano una meritatissima promozione. Quest'album gode tra l'altro di un'ottima produzione che ben mette in risalto l'anima sepolcrale che vive nel sound della band ungherese. Unico appunto è che se trovassero una strada del tutto personale, allontanandosi da sonorità così marcatamente 'Nile', allora sì che potremmo parlare sicuramente di una band da tenere estremamente d'occhio.

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