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Dark Weaver - groovin' metal! Dark Weaver - groovin' metal! Hot

Dark Weaver - groovin' metal!

recensioni

titolo
demo 2018
etichetta
Autoproduzione
Anno

LINE UP:

Walter Ferrari: vocals

Roberto Zoppi: guitars

Stefano Mola: bass

Marco Polledri: drums

 

TRACK LIST:

1.A new road

2.Struggle

3.War

4.Breathing More

5.Liar

6.The dark Weaver

7.Human Dualism

 

opinioni autore

 
Dark Weaver - groovin' metal! 2018-09-15 14:44:40 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    15 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 15 Settembre, 2018
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il metal nostrano, diciamocelo fuori dai denti, non brilla di certo per originalità e per tecnica.
Quando mi sono posto all’ascolto di questi quattro headbangers piacentini, devo dire che ho pensato: “Beh, saranno pure panterizzati ma – almeno – mantengono ciò che promettono.
Infatti, trattasi davvero di una “crashing & groovin heavy metal band”! Il loro intento di creare “musica ricca di groove e tonalità profonde” proponendo “brani potenti, tecnici” in questo demo è assolutamente riuscito!
Pur essendosi formati non da molto in quel di Piacenza da un’idea del drummer Marco Polledri, le idee le hanno ben chiare e mettono subito le carte in tavola fin dalla prima traccia “A new road”: suono cingolato che – come è d’uopo – alterna mid-tempos micidiali a cadenzoni che non lasciano scampo: la testa, te la devi andare a riprendere dal pavimento!
La sezione ritmica (tra il picchia-pelli senza requie di Marco ed il basso a super-pompa di Stefano) stende un velo IMpietoso (per l’ascoltatore) su cui si adagiano come un maglio di fonderia pesante la possente voce di Walter (novello Phil Anselmo padano) e l’ascia di Roberto Zoppi che ci rende suoi omonimi, nel senso che spezza le tibie entrando in tackle scivolato con assoli mai banali (anche se non virtuosissimi).
Spiccano, a mio avviso, l’intro motorheadiana di “Liar” cui segue uno stacco a cadenzone con doppia cassa tritaossa, la track “War” in cui sembra che entri in azione il martello di Thor in persona e lo stacco jazzato/sincopato di “Human Dualism”, nonché il pezzo che trae il titolo dal nome della band, con i suoi adrenalinici 5:27.
Da rivedere i mid tempos e, francamente, la bruttina “Struggle”.
Ne sortisce una prova più che degna di menzione, considerando quello che il panorama metallico italico ci propone: in bocca al lupo ragazzi! Con alcuni dovuti correttivi, dovreste proporci un prossimo lavoro ben maturo.
Max “Thunder” Giangregorio

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