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Ma di preciso, cos'è che vogliono proporre gli americani Homerik? Ma di preciso, cos'è che vogliono proporre gli americani Homerik?

Ma di preciso, cos'è che vogliono proporre gli americani Homerik?

recensioni

gruppo
titolo
Homerik
etichetta
Autoproduzione
Anno

LINE UP: 
Andrew Petriske - vocals 
Obed Gonzalez - vocals 
Cory Boyle - guitars 
Ken Candelas - drums 

TRACKLIST: 
1. Into the Pits of Oblivion [01:54] 
2. Unforgotten Kin [03:14] 
3. An Angel of Darkness [04:49] 
4. Curse of the Black Nile [05:46] 
5. The "Ire" of Green [03:59] 
6. Wendigo [05:00] 
7. The Balance of Power [05:39] 
8. Bread and Circuses [03:22] 
9. A Song of the Night Pt.1 [07:16] 
10. The Legion [05:35] 

Running time: 46:34 

opinioni autore

 
Ma di preciso, cos'è che vogliono proporre gli americani Homerik? 2018-08-08 17:22:54 Daniele Ogre
voto 
 
1.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    08 Agosto, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

No, non convince quasi per nulla questo debut album eponimo degli americani Homerik. Nati tre anni or sono, la band newyorkese debutta per l'appunto con questo album (anticipato da tre singoli) che alla lunga palesa una serie di difetti che oscurano quanto di buono ci può essere. In primis il mischiare un po' troppi generi, ma senza criterio alcuno: si passa dal Symphonic al Folk, passando per il Prog ed il Death, singoli o mischiati tra loro per un risultato che risulta essere caotico e che 'spezzetta' la proposta degli Homerik, che, detto tra noi, sembrano andar meglio sul frangente Death. Non funzionano poi le voci, che spesso sembrano quasi un'accozzaglia di ubriaconi che urlano ad mentula canis (c'è bisogno che ve la traduco?). Non funzionano del tutto nemmeno le orchestrazioni/passaggi Folk, per via di una produzione che mette i suoni delle tastiere - o quel che sono - troppo in primo piano, con suoni non bilanciati perfettamente. Vi chiederete: ma ci sono solo episodi negativi in questo disco? No, assolutamente. Ci sono anche passaggi molto interessanti in quasi tutti i pezzi - vedi la sfuriata deatheggiante in "An Angel of Darkness" -, ma, come detto, sono troppo pochi e vengono oscurati da tutto quello che non convince di quest'opera, tipo quanto scritto sopra, o quelle voci semirappeggianti (???) sparse qua e là ma che diventano quasi fastidiose in "Curse of the Black Nile".

C'è davvero molto da lavorare per gli Homerik. In questa loro prima opera la band americana ha messo troppa carne al fuoco, col risultato che, detto in maniera schietta, non si capisce cosa cazzo vogliano fare e viene il dubbio che manco loro lo sanno ancora. Personalmente, consiglierei come prima cosa di eliminare quelle vocals da taverna che risultano enormemente fastidiose già dopo 10 secondi. Ed altro consiglio, di scegliere per bene cosa si vuole proporre, che questo mischione, alla lunga, diventa improponibile ed è un peccato per i (pochi) momenti buoni dell'album.

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