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Glorior Belli, nessuna gloria in una lotta per la commercialità. Glorior Belli, nessuna gloria in una lotta per la commercialità.

Glorior Belli, nessuna gloria in una lotta per la commercialità.

recensioni

titolo
The Apostates
etichetta
Season Of Mist
Anno

Tracklist:

1. Sui Generis

2. Deserters of Eden

3. The Apostates

4. Bedlam Bedamned

5. Hangin' Crepe

6. Jerkwater Redemption

7. Split Tongues Won't Atone

8. Runaway Charley

9. Rebel Reveries

opinioni autore

 
Glorior Belli, nessuna gloria in una lotta per la commercialità. 2018-07-01 09:36:35 Rob M
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Rob M    01 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 01 Luglio, 2018
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Glorior Belli, un nome non nuovo nella scena e da sempre un nome che ha cercato di trovare la propria strada tra mode del momento ed i generi che piú attraggono l'attenzione. Non é di fatti una novità che i nostri siano arrivati a concepire alcuni album "importanti" alle origini del filone religious, ma che poi con il cambio del vento si sian avventurati tra soluzione affini a filoni davvero differenti. Tra chi gli darebbe dei "venduti" e chi invece continua a supportare la loro proposta artistica, i nostri han stampato quest'anno, tramite Season Of Mist, il loro nuovo lavoro "The Apostates". In tutto e per tutto un lavoro che farà parlare di sé per il contrasto di generi che lo caratterizza, ma anche per le scelte di immagine legate ad una volontà di mantenere quell'alone black metal che da sempre ha rappresentato il marchio di fabbrica dei francesi, in combinato con l'attitudine doom/stoner che personalmente trovo pari ad una parodia.
Il nuovo disco non é male a metà. Un disco che chiaramente non farà avvicinare gli "only true believers" del genere, ma che musicalmente rappresenta un connubio di scelte che vanno tra l'azzeccatissimo ed il "ridicolo". Intendiamoci subito, qui si parla di "ridicolo" perché questo disco non ha paura di cercare di "agganciare" le masse e le nuove generazioni e, cosí facendo, le soluzioni trovate son da grandissimi "wanna be a rockstar", con riff "boombastic" e passaggi filo melodici, alla stregua di Mastodon e compagnia pop. I nostri lo fanno apertamente e senza troppi giri di parole, strutturando i brani che lo compongono tra frangenti black metal, ma anche momenti ai limiti del metalcore. E qui, la gioia o pena di chi ha seguito questo progetto negli anni e mai si sarebbe aspettato un "alto tradimento" dei canoni classici che avevan caratterizzato i tempi ben lontani degli albori di Glorior Belli.
Un avanzare, il loro, che non ha niente da invidiare ad altri nomi ben piú noti e bands che, pur iniziando come "black metal", "suicidial", "religious", negli anni hanno a loro modo "perso la via", per affacciarsi su solouzioni e generi che potessero apportare alla "monotonia" black metal nuovi livelli di sperimentazione.
Con i loro brani dai titoli "catchy" ed il loro sound "ringiovanito", Glorior Belli propongono quasi un'ora di musica estrema, ma a quale costo? Il disco in sé si divide in due parti, uno spaccato "blackish" ed uno piú "alternativo". Nel primo lato rientrano i primi quattro brani, nonostante anche in questi le tentazioni dell'innovazione han affondato le unghie. Brani come la title-track "The Apostates" o quelle lead della seconda "Deserters of Eden", gli accenti in stile Shining dell'opener "Sui Generis", le melodie alla Dawnfall Of Gaia di "Bedlam Bedamned", caratterizzano un lato A interessante ed avvincente. Sperimentale, mai monotono, interessante e particolare nella sua mescolanza di generi e sottogeneri che sinuosamente si agitano tra loro in un mix unico.
Poi, il declino. Con "Hangin' Crepe" la musica cambia, la voce si trasforma e si passa dalle soluzioni "cool" e di nicchia al "cerchiamo di essere alternativi", per un lato B che non ha fondamenta solide.
Se pur l'esperimento risulta essere parzialmente riuscito, purtroppo nel complesso ci si ritrova ad ascoltare due dischi diversi che non hanno niente a che vedere l'uno con l'altro. Quasi come se questo "The Apostates" fosse una raccolta di EP, anziché un LP a sé stante, i Glorior Belli ci mostrano la loro faccia hardcore e la magia viene interrotta.
Se con la successiva "Jerkwater Redemption" si cerca vagamente di tornare sul lato black, il risultato é una mescola degli ultimi Khold che lascia il tempo che trova. Il dolore non finisce lì ed ancora con la successiva "Split Tongues Won't Atone" la formula é la stessa. Un goccio di black metal, una spolverata di black 'n' roll, un paio di blast beat, voci gracchianti, chorus fatto su misura per rimanere registrato nel cervello... da una band che ha "osato" a modo suo nei primi quattro brani, ci si ritrova ad ascoltare i cugini lontani in chiave pop.
Con le conclusive "Runaway Charley" e la ballad "Rebel Reveries" (ascoltate questa dopo la seconda traccia per avere un'idea lampante del contrasto di generi e dello spirito "audace" dei nostri), i francesi si scavan la fossa da soli.
Vogliamo parlare di buona musica? Si, i nostri suonano buona musica. Vogliamo parlare di un buon disco black metal o ancora piú in generale "estremo"? Le idee ci sono, ma vengon usate in maniera ingenua, ripetitiva, ed i nostri non riescono a mettersi in mostra come innovatori ma, anzi, come copioni di nomi piú noti ed incapaci di trovare la loro strada.
Una pena, perché le possibilità ci sarebbero, dato che i Glorior Belli son musicisti davvero in gamba, ma che si adagiano sul già sentito e la commerciabilità della loro musica, in contrapposizione al tirar fuori la stoffa per osare, inventare, costruire. Niente di nuovo sul fronte francese quindi, un album che lascia il tempo che trova e l'amaro in bocca.

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