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"The Gale" dei Coldbound: quando capisci che vivere è il vero atto di coraggio "The Gale" dei Coldbound: quando capisci che vivere è il vero atto di coraggio Hot

"The Gale" dei Coldbound: quando capisci che vivere è il vero atto di coraggio

recensioni

gruppo
titolo
The Gale
etichetta
Moonlight Productions
Anno

LINE UP: 
Pauli Souka - vocals, guitars, bass, keyboards 
Paulina Medepona  vocals (track 4) 
Andras Miklosvari - keyboards (track 4, 5, 6, 7)

TRACKLIST: 
1. 61° 43' N 17° 07 E [02:41] 
2. The Invocation [05:22] 
3. Endurance Through Infinity [07:16] 
4. My Solace [07:18] 
5. The Gale [07:31] 
6. The Eminent Light [05:35] 
7. Winters Unfold [05:36] 
8. Shades of Myself [05:36] 
9. Towards the Weepeing Skies [11:00] 

Running time: 57:55 

opinioni autore

 
"The Gale" dei Coldbound: quando capisci che vivere è il vero atto di coraggio 2018-06-30 13:14:33 Daniele Ogre
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    30 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 2018
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Quarto album per Coldbound, progetto svedese formato dall'artista greco Pauli Souka, trasferitosi dapprima a Vantaa, in Finlandia, poi a Hudiskvall, in Svezia per l'appunto. Prodotto da Moonlight Productions, "The Gale" è sì il quarto album, dicevamo, per questa band, ma è anzitutto un disco che segna un profondo cambiamento per il progetto di mr. Souka: questo è infatti il primo album in cui i Coldbound passano ad un (ottimo) Melodic Doom/Death Metal, dopo che i primi tre dischi vertevano verso il Melodic Black.

Ho ascoltato qualcosa sparso dei primi lavori e vi dirò: come band Black i Coldbound non erano affatto male! Ma ciò che ho potuto notare subito, ascoltando "The Gale", è che probabilmente questo nuovo genere suonato sembra quasi essere l'ambiente naturale per questa band. Si presentano con l'intro strumentale "61° 43' N 17° 07 E" (un punto in mezzo al mare al largo di Hudiskvall), prima di prodursi in una serie senza fine di ottimi brani: già la sola doppietta "The Invocation" - "Endurance Through Infinity" è da grido. E' un Death/Doom dalle forti tinte melodiche, dunque, quello che offrono ora i Coldbound, con uno stile che, manco a dirlo, riflette pedissequamente quello che è ormai il classico stile Death/Doom di matrice svedese: October Tide in primis, ma anche In Mourning, primi Katatonia e i finlandesi Swallow the Sun possono essere considerati termini di paragone azzeccatissimi. La sostanziale differenza tra Coldbound e queste altre bands, è che la band finnico-svedese, oltre ad avere le classiche atmosfere nostalgiche, malinconiche, ha in sé un velato ottimismo; il concept alla base di "The Gale" infatti è basato sì su ricordi nostalgici, problemi personali e quant'altro, ma il focus principale è sulla reazione di chi, in forte stato depressivo, è arrivato a ponderare il suicidio. Attraverso atmosfere plumbee, dunque, i Coldbound si concentrano sul reagire a queste sensazioni negative, lasciando intendere che il vero atto di coraggio non è il suicidio, ma vivere.

E' impresa ardua scegliere un brano che possa rappresentare da solo "The Gale". Quest'album è da ascoltare tutto d'un fiato, nonostante duri quasi un'ora; ma, se si amano certi tipi di sonorità, l'ascolto procederà senza intoppi o momenti di stanca. I Coldbound ci offrono un'ottima prestazione, che si riversa in un lavoro che, a cavallo tra il Doom ed il Melodic Death, riesce a colpire nel profondo. Sì, decisamente questo sembra essere proprio l'habitat naturale per questo gruppo.

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