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Gli Immortal Sÿnn hanno bisogno di scegliere una strada da percorrere Gli Immortal Sÿnn hanno bisogno di scegliere una strada da percorrere

Gli Immortal Sÿnn hanno bisogno di scegliere una strada da percorrere

recensioni

titolo
"Machine men"
etichetta
Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

01. Liberty rising

02. Metal and blood

03. Dark abyss

04. Strength!

05. Hatred nation

06. The dark of dawn

07. Blind soul

08. Novus ordo seclorum

09. Above the law

10. Fringes of society

11. Machine men

 

 

LINE-UP:

Chase McClellan – vocals

Tony Z - rhythm/lead guitar

Miguel Ruíz - lead guitar

Andrew Cope – bass

Axel Berrios - drums

opinioni autore

 
Gli Immortal Sÿnn hanno bisogno di scegliere una strada da percorrere 2018-06-17 16:24:05 Ninni Cangiano
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    17 Giugno, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ogni tanto arrivano in redazione richieste di recensioni anche a parecchi mesi di distanza dall’uscita ufficiale; è questo il caso, ad esempio, di “Machine men”, disco d’esordio degli americani Immortal Sÿnn, uscito ad inizio agosto 2017, ma inviatoci solo pochi giorni fa. La band di Denver viene presentata come influenzata dall’heavy metal di nomi storici come Judas Priest, Iron Maiden e Motörhead, ma anche dal thrash di Exodus, Megadeth e Slayer; paragoni ambiziosi che, come spesso accade, non c’entrano sostanzialmente niente. Il gruppo del Colorado, infatti, spazia in maniera forse un po’ esagerata fra il thrash dei primi pezzi (in cui lo stile del singer Chase McClellan può ricordare lontanamente quello di Dave Mustaine, il che non è un complimento...) e l’heavy metal più classico (ma niente a che fare con Judas Priest o Iron Maiden!) della seconda parte del disco. Come detto, il cantante può ricordare una copia sbiadita di Dave Mustaine, ma si distingue anche per parti più aggressive in screaming (anche qui, con risultati solo discreti) ed in parti più pulite, in cui forse avrebbe la sua giusta dimensione, visto che dimostra di essere abbastanza espressivo. I brani più thrash-oriented hanno qualcosa dell’incedere mosh tipico della zona di New York e possono anche piacere, pur non presentando assolutamente nulla che non sia già stato sentito da miriadi di bands in precedenza. In tal senso forse il pezzo migliore è “Dark abyss”, il brano più speed e più breve in assoluto, con buone parti di basso. Nella seconda parte del disco, invece, il sound si fa più moderato e ci si avvicina alla classica NWOBHM. A livello strumentale non trovo particolari difetti nella prestazione dei vari musicisti i quali, pur non esaltando in maniera particolare, svolgono il compito loro assegnato in maniera decente. Il problema principale degli Immortal Sÿnn risiede nel songwriting; da una parte composizioni troppo eterogenee tra loro possono spiazzare e non convincere né chi ascolta thrash, né chi preferisce il più classico heavy; dall’altra un minutaggio troppo elevato rischia di annoiare presto. In tal senso la lunga “Strenght!” sembra infinita, mentre la conclusiva title-track poteva tranquillamente durare la metà ed essere sicuramente più efficace, senza quel lungo discorso conclusivo che sa tanto di proclama politico. Sarebbe quindi auspicabile che, per il futuro, la band segua una linea più coerente (o heavy o thrash, decidete!) e soprattutto si concentri su una migliore efficacia dei propri componimenti, evitando di “allungare il brodo” inutilmente. Aggiungiamo anche un po’ di monotonia e ripetitività (“Hatred nation” è la peggiore in tal senso) e capirete perchè “Machine men” degli Immortal Sÿnn per me non è in grado di raggiungere la sufficienza.

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