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Stagma: Un supergruppo che merita la sufficienza. Stagma: Un supergruppo che merita la sufficienza.

Stagma: Un supergruppo che merita la sufficienza.

recensioni

gruppo
titolo
“Stagma”
etichetta
Headshell Records
Anno

01. Genesis
02. Pokerface
03. Rocket Machine
04. Faces In The Mirror
05. Promise Me
06. Gates Of Valhalla
07. Castaway
08. Bounty Hunter
09. Sister Sister
10, Viking Nation
11. Written In Stone
12. To Be Continued

 

Stagma are:
Rob Mancini
 (vocals)
Alexandre Santos
 (rhythm guitars)
Neil Fraser
 (lead guitars)
Joe Petro
 (bass)
Vinny Appice
 (drums)
Jeroen Tel (synths and keyboards)

opinioni autore

 
Stagma: Un supergruppo che merita la sufficienza. 2018-06-03 10:26:24 Corrado Franceschini
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Corrado Franceschini    03 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 03 Giugno, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli Stagma sono una sorta di supergruppo e in casi come questo, le aspettative del sottoscritto sono molto alte. Nati nel 2015 dalla mente di Alex Santos, produttore e chitarrista degli Scar For Life, gli Stagma vantano nella line up nomi di rilievo come il batterista Vinnie Appice (Dio, Black Sabbath etc) e il chitarrista Neil Fraser già con i Ten ei D.N.A. dello stesso Alex Santos. Il C.D omonimo, uscito nel 2018 per Headshell Records, presenta dodici brani che percorrono il sentiero dell’Hard Rock e si allontanano solo parzialmente da esso per seguire altre vie. Sappiamo tutti che oggigiorno vanno di moda le produzioni patinate e ci si scambia i files via mail. Se da una parte la tecnologia è una gran cosa, è pur vero che nei brani di “Stagma”si nota una sorta di “appiattimento” non tanto dal punto di vista compositivo, quanto da quello dell’immediatezza e della grinta (vedi . Se escludiamo le due tracce digitali composte da Jeroen Tel: la prima posta in apertura (“Genesis”) è un coro lamentoso e melodico mentre la seconda posta in chiusura (“To Be Continued”) è una sorta di suite classica/elettronica, il disco vive momenti altalenanti. L’ottimo contributo dato dal chitarrista solista Neil Fraser è una delle poche cose che comunicano sensazioni a livello musicale ed emozionale mentre gli altri musicisti risultano esageratamente nella norma. Le buone idee ci sono e pezzi come “Rocket Machine”, “Castaway” e “Sister Sister” sono lì per dimostrarlo; c’è però qualcosa a livello di produzione/mixaggio che non torna. Non mancano soluzioni più moderne come si può ascoltare in “Faces In The Mirror” e “Bounty Hunter” ma il mio commento non cambia di una virgola. Se “Stagma” fosse il disco d’esordio di una band fresca di contratto lascerebbe ben sperare per il futuro ma, visto che qui si parla di veterani del Rock, non posso andare con il mio voto oltre la sufficienza. Se siete dei sostenitori a spada tratta degli artisti che ho citato sopra e la mia recensione non vi ha convinto, potete cercare nel “tubo” i singoli “Pokerface” (nessuna relazione con il tormentone di Lady Gaga), ” Bounty Hunter” e “Promise Me”, per dirmi cosa ne pensate.

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