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Terzo album che consacra definitivamente gli Ephyra, con un disco che accoglie sonorità folk ed etniche. Terzo album che consacra definitivamente gli Ephyra, con un disco che accoglie sonorità folk ed etniche. Hot

Terzo album che consacra definitivamente gli Ephyra, con un disco che accoglie sonorità folk ed etniche.

recensioni

gruppo
titolo
The Day of Return
etichetta
Volcano Records
Anno

Line up:

Nadia Casali – vocals

Francesco Braga – vocals

Matteo Santoro – rhythm and lead guitars, acoustic guitars, ocarina, choirs

Paolo Diliberto – rhythm and lead guitars

Patrick Segatto – bass

John Tagliabue – drums, choirs

 

Mattia Stancioiu – ethnic percussions

Alexander Glenfield – throat singing

Yesun-Erdene Bat – morin khuur

Demetra Fogazza, Tina Romanò, Maria Macchi, Elena Di Paola, Roberto Motta, Marco Annoni - choirs

 

 

Tracklist:

  1. The Day Of Return
  2. Your Sin
  3. Run Through The Restless Fog
  4. Wayfarer
  5. Sublime Visions
  6. Being Human
  7. The Spirit Of The Earth
  8. Dance Between The Rocks
  9. Infinite Souls
  10. True Blood

 

opinioni autore

 
Terzo album che consacra definitivamente gli Ephyra, con un disco che accoglie sonorità folk ed etniche. 2018-05-30 18:53:52 Virgilio
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Virgilio    30 Mag, 2018
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Terzo full-length per gli Ephyra, intitolato “The Day of Return”, il quale segue di tre anni “Along the path”. Possiamo subito constatare come il percorso artistico seguito dai lariani li abbia portati ad una crescita esponenziale: se nel primo album, “Journey”, si potevano riscontrare ancora parecchie acerbità, nel secondo disco si poteva constatare come la band fosse già più matura e con uno stile più definito, per quanto ci fosse ancora qualche aspetto da migliorare. Possiamo dire che gli Ephyra hanno davvero fatto tesoro delle precedenti esperienze, realizzando adesso un disco di buon livello, ben interpretato e con diversi spunti interessanti. Il loro stile, ispirato principalmente a band come Ensiferum, Suidakra ed Eluveitie, resta poi di fatto aperto comunque anche a svariate altre influenze, che vanno dal gothic/death al metal sinfonico. Di certo, però, a caratterizzare sempre più il loro sound è la componente folk, che ha assunto un ruolo sempre più importante, con alcune peculiarità, legate in questo caso al fatto di aver utilizzato strumenti tipici della tradizione orientale (specialmente di quella sino-mongola), come il morin khuur o strumenti a percussione. Questi vengono però ben vengono incastonati in un solido contesto ovviamente metal, dove si mettono in evidenza i riff massicci del duo Santoro/Diliberto, insieme ad una sezione ritmica molto dinamica e di grande impatto, costituita dal batterista Tagliabue e dal nuovo bassista Patrick Segatto. Qualche perplessità in passato ci era derivata talvolta dal modo di interagire dei due cantanti: anche sotto questo profilo, tutto funziona adesso alla perfezione, così Francesco Braga riesce ad essere quanto mai convincente nelle sue extreme vocals, mentre Nadia Casali riesce a conferire con la sua voce incantevole un tocco quasi fiabesco che si adatta molto bene alle suggestive atmosfere create dalla band. L’unico brano che ci ha convinti un po’ meno, è “Run through the restless fog” (forse anche per il suo ritornello un po’ troppo lento), ma per il resto la tracklist funziona davvero bene e i brani riescono ad essere interessanti ed affascinanti: una menzione speciale, meritano, tra le altre, la title-track, “Your Sin”, “The Spirit Of The Earth” (anche per il suo bel testo ecologista) e la dirompente “True Blood”. Bel disco, che ci presenta una band ormai nel pieno della propria maturità artistica ed espressiva e che non va fatto assolutamente passare inosservato.

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