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Un concept fantascientifico per gli Headless Crown Un concept fantascientifico per gli Headless Crown

Un concept fantascientifico per gli Headless Crown

recensioni

titolo
"Century of decay"
etichetta
Massacre Records
Anno

 

 

TRACKLIST:

1. Century of decay

2. Radiant in grey

3. The blackness

4. Grinder of souls

5. Listen

6. Plan 9

7. Outermind travel

8. The end

9. The eyes of the crow

10. The manipulators of dreams

11. Degree absolute

 

 

LINE-UP

Steff Perrone - Lead Vocals

Manu Froelicher - Guitar

Ced Legger - Guitar

Mack Machet - Bass

Carlos Bensabat - Drums

opinioni autore

 
Un concept fantascientifico per gli Headless Crown 2018-05-13 15:59:09 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    13 Mag, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli Headless Crown si sono formati in Svizzera nel 2011 per iniziativa del chitarrista Manu Froelicher e del cantante Steff Perrone; hanno rilasciato il loro debut album nel 2015, intitolato “Time for revolution” (a me sconosciuto); a fine marzo 2018 la Massacre Records ha pubblicato il loro secondo lavoro, intitolato “Century of decay”. Si tratta di un concept album scritto dal cantante Steff Perrone che si è ispirato al libro di fantascienza “1984” di G. Orwell, a film sempre di fantascienza degli anni ’80 come “Brazil” e “Blade Runner”, nonché alla serie tv inglese degli anni ’60 “The prisoner”. Il sound è un roccioso heavy metal dalle tinte power che si lascia ascoltare gradevolmente. Il problema principale di questo album, che inizia anche bene con la title-track (una delle canzoni migliori), è che manca una vera e propria hit che conquisti immediatamente e valga da sola l’acquisto dell’album; tutti i pezzi più e meno si equivalgono, ma non verso l’eccellenza, quanto piuttosto su un livello di sufficienza, nel senso che si lasciano ascoltare piacevolmente, ma non restano in mente né in positivo, né in negativo. Ho ascoltato più e più volte questo disco, nella speranza di avere sensazioni differenti, anche a distanza di tempo dalla volta precedente, ma il risultato era sempre uguale: non male, ma niente di eccezionale. Gli assoli di chitarra sono piacevoli, il basso lavora bene, la batteria picchia a dovere, il cantato non è malaccio, anche se forse un po’ troppo sporco per i miei gusti ma, tutto sommato, ben si adatta al sound della band; la struttura degli 11 pezzi è ben realizzata, così come è ben curata la produzione. Ciò nonostante, la mia mente tornava sempre al punto di prima: un lavoro senza infamia e senza lode che merita la sufficienza, ma nulla di più. Metalheads date comunque qualche ascolto a questo “Century of decay” degli Headless Crown, magari riuscirete ad apprezzare meglio di quanto sia riuscito a me.

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