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Tra tradizione e modernità l'ultima fatica di Hoest ed i suoi Taake Tra tradizione e modernità l'ultima fatica di Hoest ed i suoi Taake

Tra tradizione e modernità l'ultima fatica di Hoest ed i suoi Taake

recensioni

gruppo
titolo
Kong Vinter
etichetta
Dark Essence Records
Anno

LINE UP: 
Hoest - vocals, all instruments 

TRACKLIST: 
1. Sverdets Vei [04:24] 
2. Inntrenger [07:37] 
3. Huset i Havet [07:31] 
4. Havet i Huset [07:54] 
5. Jernhaand [06:34] 
6. Maanebrent [08:20] 
7. Fra Bioergegrend mot Glemselen [10:48] 

Running time: 53:08 

opinioni autore

 
Tra tradizione e modernità l'ultima fatica di Hoest ed i suoi Taake 2018-05-13 15:40:15 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    13 Mag, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Non era per niente facile, per Hoest, riuscire a dar qualcosa di diverso con la sua leggendaria creatura, Taake; eppure, l'artista di Bergen ci è riuscito... ritornando a sonorità più vicine a quelle degli esordi! Sì, perché in questo "Kong Vinter", Hoest lascia totalmente perdere gli elementi folkloristici presenti negli ultimi episodi in casa Taake, andando a rispolverare in toto quello che è il più classico Black Metal di stampo norvegese, dandogli però un tocco di "modernità" dato da un buon gusto per melodie sorprendenti ed armonizzazioni che stupiscono; ed un esempio lampante lo abbiamo immediatamente con l'opening track "Sverdets Vei".

Uomo solo al comando da ormai un decennio, Hoest si occupa di tutto ormai per quel che concerne la sua malvagia creatura, dalle vocals a tutte le parti strumentali, fino a, ovviamente, l'intero processo di scrittura. Un processo di scrittura che, come detto, prende a piene mani dall'ambiente in cui è nato: come gli inverni norvegesi, "Kong Vinter" è un album spietato e mortalmente freddo, un album che nonostante non abbia un cazzo di niente d'innovativo, riesce in ogni caso a colpirti per la sua semplicissima cattiveria. In fase di scrittura delle parti strumentali, inoltre, sembra proprio che mr. Hoest si sia dato decisamente da fare: dimenticate riff ciclici e basso ridondante, visto che in "Kong Vinter" c'è una vasta gamma di incastri chitarristici che danno una loro solennità alle composizioni, come possiamo sentire nella doppietta centrale del disco, quelle "Huset i Havet" e "Havet i Huset" che vanno a rappresentare il momento più alto di "Kong Vinter", la cui seconda parte, composta dalle tre tracce finali, va ad onorare in maniera più diretta il classicissimo Norwegian Black Metal, pur attestandosi su livelli decisamente ben più alti della norma.

Hoest dimostra con quest'ultima fatica dei suoi Taake che l'old school a tutti costi non deve significare per forza suonare di merda o uscirsene con una produzione che con 30.000 Lire il mio falegname la faceva meglio. "Kong Vinter" onora al meglio la tradizione di Bergen, ma proiettandosi verso un sound ed una produzione estremamente moderni. E poi ci si chiede come mai Hoest è oggi considerato l'Oscuro Re della scena Black odierna...

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