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Manach Seherath: Un malinconico epic metal da Napoli Manach Seherath: Un malinconico epic metal da Napoli

Manach Seherath: Un malinconico epic metal da Napoli

recensioni

titolo
Timeless Tales
etichetta
Autoproduzione
Anno

1. The Water Of Acheron

2. The Cursed Collector

3. Swords In The Mist

4. Chasing The Beast

5. Asleep: The Legend Of A Heart Pt. 1

6. Restless: The Legend Of A Heart Pt. 2

7. Arti Manthano: A Timeless Trilogy Pt. 1

8. Timeless: A Timeless Trilogy Pt. 2

9. All In All: A Timeless Trilogy Pt. 3


Line Up

Mich Crown – Vocals
Cyrion Faith – Keyboards
Gianluca Gagliardi – Guitars
Lukas Blacksmith – Bass
Carlo Chiappella – Drums


opinioni autore

 
Manach Seherath: Un malinconico epic metal da Napoli 2018-05-03 19:20:20 Gianni Izzo
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Gianni Izzo    03 Mag, 2018
Ultimo aggiornamento: 03 Mag, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Dopo la demo di tre pezzi propostoci qualche anno fa, tornano i napoletani Manach Seherath con un full-lenght autoprodotto intitolato “Timeless Tales”.
L’album è formato da 9 tracce, tre delle quali già presenti nella demo, ma nuovamente arrangiate, più altre 6 inedite. Il sound dei Manach rimane saldamente ancorato ad un certo tipo di epic/symphonic metal che incontra le atmosfere malinconiche e cupe di band quali Iced Earth.

Il breve intro strumentale da il "LA" alla bella “The Cursed Collector”, che subito mette in mostra quell'attaccamento stilistico al combo americano appena citato.
A seguire la più diretta e tellurica “Swords In The Mist” che invece va a scomodare i grandi nomi dell’epic anni ’80, in questo caso mi vengono in mente soprattutto i teatranti Virgin Steele. Ma i Manach Seherath danno il meglio di se, proprio durante le atmosfere più dark, creando delle linee melodiche molto coinvolgenti, come succede durante il toccante refrain di “Chaising The Beast”.

Cambi ritmici, una spiccata propensione per le sinfonie, in realtà piuttosto basiche, insomma non abbiamo gli orpelli alla Rhapsody per intenderci, ma un deciso tappeto di tastiere, accompagnati da dei bei fraseggi di chitarra sono la ricetta proposta dalla band campana. Rispetto alla demo c'è un miglioramento tecnico sia per quel che riguarda la produzione (i volumi sono decisamente più equilibrati ed i suoni più corposi), sia negli arrangiamenti, sopratutto per quel che riguarda le chitarre, che si pregiano di soli più puliti e precisi, basti ascoltare la riproposizione di “All In All”, dove i Manach riscrivono quasi totalmente l'assolo, scegliendo un approccio più neoclassico.

Purtroppo la band ancora non riesce a reggere botta per tutto il tempo, ed un paio di pezzi dell’album effettivamente non hanno quel bel tiro, che li lascia ben stampati in testa, ma passano un po’ anonimi, ed in generale sembra abbiano un andazzo un po' troppo scolastico e telefonato. Tuttavia la strada scelta dal vocalist Mich Crown e dei suoi, è più che buona. Se vi garba l'intenzionalità musicale dei Manach Seherath io gli darei un ascolto se fossi in voi

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