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I Borrower ci sono o ci fanno? I Borrower ci sono o ci fanno?

I Borrower ci sono o ci fanno?

recensioni

gruppo
titolo
“A plague chapter...”
etichetta
Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

1. Dissociated

2. Not of this world

3. Razing all to the ground

4. Stillborn

5. The mover

 

 

LINE-UP:

Mass Ratano (guitar/vocals)

Frank Formoso (drums/backing vocals)

Salvatore "Totu" Civilla (bass)

opinioni autore

 
I Borrower ci sono o ci fanno? 2018-04-06 10:16:56 Ninni Cangiano
voto 
 
1.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    06 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 06 Aprile, 2018
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I Borrower vengono fondati in provincia di Lecce nel lontano 1993 e, dopo una serie di cambi di formazione, qualche demo-tape e varie pause, arrivano quest’anno a pubblicare un EP di 5 pezzi, dal titolo “A plague chapter…”; la band utilizza maschere e costumi di scena, come dei demoni killer corazzati ed armati di lame e seghe circolari, ispirandosi ai “film d’exploitation", genere abbastanza esplicito, tanto in voga negli anni ‘70. Fin qui nulla di male, ma guardando la copertina dell’EP ed il video del pezzo “The mover”, viene da chiedersi se i Borrower ci sono o ci fanno, dato che non si capisce se prendano seriamente la cosa, o se volutamente vogliono sembrare ridicoli; nel primo caso mi astengo dal commentare, nel secondo caso accetto e sorrido. Ma veniamo alla musica. Il sound dei Borrower è un modern thrash non originale, cantato da Mass Ratano in maniera non proprio convincente (la sua voce sporca e roca non è poi così aggressiva, come il genere richiederebbe), suonato con energia, ma registrato in modo abbastanza carente. La batteria di Frank Formoso è parecchio penalizzata, specie con il rullante che suona poco profondo e decisamente fastidioso; ma anche qui resta il dubbio che la band abbia volutamente cercato questo sound “vintage”, dato che la moderna tecnologia è ormai accessibile anche a costi non particolarmente eccessivi. Considerando la lunga carriera del gruppo, è abbastanza evidente quanto i tre musicisti siano accomunati da una non indifferente passione che li porta tenacemente a suonare ancora, a circa 25 anni di distanza dai loro primi passi. Ciò nonostante, vista l’enorme mole di uscite discografiche che infestano il mercato, specie in campo thrash metal, la passione non basta da sola a rendere accettabile questo “A plague chapter...” che, purtroppo, non è un lavoro che presenti spunto alcuno in grado di strappare nemmeno una risicata sufficienza.

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