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Colpisce nel segno il rock desertico degli Atala Colpisce nel segno il rock desertico degli Atala

Colpisce nel segno il rock desertico degli Atala

recensioni

gruppo
titolo
Labyrinth of Ashmedai
etichetta
Salt of the Earth Records
Anno

Line Up: 
Kyle Stratton - vocals, guitars 
Dave Horn - bass 
Jeff Tedtaotao - drums 

Tracklist: 
1. Grains of Sand [04:37] 
2. Tabernacle of [05:16] 
3. Death0s Dark Tomb [08:35] 
4. I Am Legion [05:09] 
5. Wilted Leaf [03:59] 
6. Infernal [08:23] 

Running time: 35:59 

opinioni autore

 
Colpisce nel segno il rock desertico degli Atala 2018-02-22 17:25:23 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    22 Febbraio, 2018
Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Si formano nel 2013 gli Atala, quando, dopo esperienze in diverse altre bands, il cantante e chitarrista Kyle Stratton incontra il fratello di uno degli artisti dei suoi studi di tatuaggi, Jeff Tedtaotao. Subito seguirà l'ingresso del bassista John Chavarria e la registrazione del primo album omonimo, prodotto da Scott Reeder (Kyuss). La band comincia a farsi un nome e l'esposizione aumenta quando nel 2016 passano a un nuovo produttore, Billy Anderson (Sleep, Melvins, Mastodon), e pubblicano il loro secondo album "Shaman's Path of the Serpent", che li consacrerà nell'olimpo tra le giovani leve della scena Sludge/Stoner. "Labyrinth of Ashmedai" è dunque il terzo album per la band californiana, primo per un'etichetta, la Salt of the Earth Records, e primo col nuovo bassista Dave Horn (anche lui tatuatore).

Dopo due già più che ottime prestazioni, gli Atala con questo "Labyrinth of Ashmedai" non solo confermano di essere una delle realtà più interessante in questo particolare panorama, ma si consacrano come uno di quei gruppi da poter ritenere "grandi". Il termine "Desert Rock" calza totalmente a pennello per il sound del trio californiano: suoni aridi, secchi, pesanti come macigni sono il leitmotiv di un disco che per 35 minuti circa mantiene un livello qualitativo estremamente elevato, grazie a sei brani pressoché privi di difetti e che trovano il proprio apice con la lunga, spettacolare "Death's Dark Tomb", brano che esplode nell'imponente parte finale con ritmi lenti e pesantissimi... impossibile non rimanerne impressionati. Altra perla risulta essere la seguente "I Am Legion", in cui, più che negli altri pezzi, traspare un notevole mood sabbathiano.

Ok, magari non siamo ai livelli di gente come Sleep o Mastodon - è pur vero che stiamo parlando di due veri e propri giganti -, ma gli Atala sono, per quanto mi riguarda, ben avviati a seguire le orme del successo delle due bands appena citate. Gli Atala sono un astro nascente che risplende fulgido nel firmamento della scena Sludge/Stoner e, continuando di questo passo, non è eresia pensare che di strada questi ragazzi ne faranno molta.

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