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Leaves' Eyes: Un secondo capitolo (minore) su Re Herald Leaves' Eyes: Un secondo capitolo (minore) su Re Herald

Leaves' Eyes: Un secondo capitolo (minore) su Re Herald

recensioni

titolo
Sign Of The Dragonhead
etichetta
AFM Records
Anno

01. Sign Of The Dragonhead

02. Across The Sea

03. Like A Mountain

04. Jomsborg

05. Völva

06. Riders Of The Wind

07. Fairer Than The Sun

08. Shadows In The Night

09. Rulers Of Wind And Waves

10. Fires In The North

11. Waves Of Euphoria

                                          

Line Up:

 

Alexander Krull (Keys; Harsh and Backing Vocals)

Elina Siirala (Vocals)

Thorsten Bauer (Guitars; Bass)

Joris Nijenhuis (Drums) 

Pete Streit (Guitars)

opinioni autore

 
Leaves' Eyes: Un secondo capitolo (minore) su Re Herald 2018-01-22 20:16:40 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    22 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

All’uscita dell’Ep “Fires In The North” ci eravamo lasciati così: “Impossibile giudicare i nuovi Leaves’ Eyes da una sola canzone, lo faremo solo di fronte ad un full-lenght”.
E' giunto quindi il momento di tirare le somme, laddove la continuità del concept su re Herald, in realtà arriva dopo l'ormai ben conosciuta rottura tra il gruppo e Liv Kristine.

Krull ed i suoi saranno riusciti a mantenere il livello alto di songwriting a cui la band ci aveva abituato da qualche album a questa parte? E la nuova vocalist sarà riuscita a tener alta la tradizione canora dei Leaves' Eyes?

Rispondendo alla prima domanda, purtroppo "Sign Of The Dragonhead" non è all'altezza dell'ottimo "King Of Kings", ma neanche di lavori come "Njord" o "Symphonies Of The Night".
Il nuovo disco cerca di seguire le melodie vincenti del precedente lavoro, ma non sempre i Leaves' Eyes riescono a far quadrare il cerchio. Poco importa che poi ci sia la collaborazione del London Voices Choir, e che il disco sia orchestrato dalla Victor Smolski’s Almanac Symphony Orchestra. Tutto pomposo, tutto bellissimo, ma parliamo della cornice, il quadro generale è diverso. Ci si ritrova così in un vortice di brani dagli esiti non del tutto scontati, e non sempre positivi, sia per qualche calo di ispirazione, sia perché i Leaves' Eyes si sono ostinati a dirigersi verso alcuni lidi musicali, non tenendo conto del cambio dell'interpretazione canora, che talvolta pesa come un macigno.

La tecnica della bella Elina Siirala è ineccepibile, ma appunto, qui si ha la brutta sensazione che la finlandese ci metta fin troppa tecnica, e troppo poco cuore, o comunque che abbia difficoltà a cambiare registro. Il suo è un cantato fortemente legato alla tradizione classica, e quest'impostazione lirica è perennemente presente, anche dove i brani avrebbero davvero bisogno di altro. Questa severità e solennità della voce quindi non sempre riesce ad incastrarsi bene con i pezzi, in particolare quelli più festaioli e diretti come "Riders Of The Wind", che in pratica si presenta musicalmente come una classicissima folk metal song, su cui il cantato lirico è un vero pugno nello stomaco.

La voce di Elina si adatta meglio ai pezzi più squisitamente power symphonic come l'azzeccata "Across The Sea", o quelli dai toni più gotici come "Like A Mountain", o ancora citiamo l'ottima interpretazione in "Waves Of Euphoria" (la miglior canzone del lotto), dove la complessità della musica, l'immensità dei cori ed il tono orchestrale del brano intero, sembrano essere gli abiti migliori da indossare per la nuova vocalist. Ma in altri episodi, la sensazione è di inadeguatezza. Non darei certo la colpa alla Siirala, piuttosto ai Leaves' Eyes che non hanno saputo rendere piena giustizia alla loro nuova frontwoman, ma sono andati per la loro strada, lasciando a lei l'ingrato compito di adattarsi, e non tutti sanno essere così eclettici.

Inoltre l'album è costellato di brani alla "Fires In The North" (di cui abbiamo già disquisito nella recensione dell'Ep). Non brani malvagi, ma che sembrano scritti con il pilota automatico, troppo scontati e banali per una band come i Leaves' Eyes. e senza il giusto contrappeso del refrain vincente. Non possiamo certo dire che "Sign..." sia un album mediocre, ma sicuramente è un album che ha in se diversi problemi, che vanno oltre al solito growling ingolfato di Krull. Insomma i nuovi Leaves' Eyes non sembrano aver trovato ancora il giusto assetto per la nuova formazione. Il lavoro è si sufficiente, ma rispetto ai precedenti dischi, equivale comunque ad una mezza bocciatura.

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