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Firebreather: Dalle ceneri dei Galvano, il debutto promettente del trio svedese Firebreather: Dalle ceneri dei Galvano, il debutto promettente del trio svedese

Firebreather: Dalle ceneri dei Galvano, il debutto promettente del trio svedese

recensioni

titolo
s/t
etichetta
Suicide records
Anno

Tracklist:

01. Fire Foretold

02. Emerald Eyes

03. The Ice Lord

04. Release The Lava


Line Up: 

Mattias Nööjd (Vocals; Guitars)

Kyle Pitcher (Bass) 

Fredrik Käll (Drums)

 

opinioni autore

 
Firebreather: Dalle ceneri dei Galvano, il debutto promettente del trio svedese 2018-01-10 21:11:19 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    10 Gennaio, 2018
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Formati dalle ceneri dell’underground sludge metal band Galvano, il trio di Gothenburg si forma nel 2016, e questo omonimo disco, segna il debutto ufficiale dei Firebreather, per la Suicide Records.
Siamo di fronte ad un sound sulfureo, con tonalità abbassate, ritmi epici e rallentati, una via di mezzo tra Candlemass e gli High On Fire, con Nööjd ed i suoi, che prediligono decisamente di più, i tempi cadenzati, ed i riff ossessivi.
Sono solo quattro i pezzi che che ci mettono sul piatto i Firebreather, ma sono quattro tracce abbastanza lunghe, per una media di sette minuti a brano, a cui fanno eccezione i dodici minuti dell’ultima “Release The Lava”. L'accordatura abbassata crea un’atmosfera oscura e pesante, il basso distorto di Pitcher è minimale nelle linee, ma essenziale per il muro sonoro che gli svedesi vogliono costruire, ed il tutto regge bene la voce roca del cantante.

Una proposta del genere ha bisogno di compiacenza da parte dell’ascoltatore, che se non ama particolarmente lo sludge ed il doom, potrebbe addormentarsi dopo il primo pezzo, e di grande ispirazione e bravura della band, che altrimenti rischierebbe di affossarsi alla seconda nota. Direte voi: "è una teoria molto soggettiva", il che può essere vero, ma continuo ad essere convinto che se dovessimo proprio scegliere il meno peggiore di due brani mal riusciti, avrà sempre la meglio quello che dura pochi minuti ed ha una ritmica vivace, rispetto ad un pachiderma musicale che si muove solo per inerzia e ci mette mezza giornata a fare un passo.

I Firebreather per fortuna nostra son bravi, non eccezionali, ma abbastanza talentuosi da metter su un debutto niente male, con una sua fisionomia ben precisa, persino abbastanza assimilabile fin dal primo ascolto, pur con i suoi alti e bassi, tra i bassi metterei sopratutto una produzione un po' troppo ingolfata.

Ci troviamo davanti ad un sound monolitico, che pur non snaturando le proprie radici, riesce a trovare quella dinamicità per creare dei risultati positivi. “Fire Foretold” è dotata di un riff granitico ben costruito, che sostiene una buona linea vocale. Stessa storia per la più battagliera “The Ice Lord”. Forse con “Emerald Eyes” entriamo un po’ nel tunnel dell’accollo musicale, il brano passa con difficoltà. “Release The Lava” ovviamente è il brano più complesso di questo poker musicale, ma sa cavarsela, pur con qualche vuoto qua e la, ma i cambi di tempo, e dei riff un po’ più articolati, riescono a donargli quel quid che gli serve per arrivare al traguardo senza troppi tentennamenti, laddove le linee vocali di Mattias hanno, nel frattempo, cominciato ad essere un po’ troppo simili tra loro.

Come inizio è sufficiente, per chi ama questa branchia del metal, i Firebreather potrebbero essere una nuova realtà da tenere sott'occhio.

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