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Bellissimo ep nel quale gli ungheresi Dreamgrave creano un bel mix tra sonorità metal prog, gothic e symphonic. Bellissimo ep nel quale gli ungheresi Dreamgrave creano un bel mix tra sonorità metal prog, gothic e symphonic. Hot

Bellissimo ep nel quale gli ungheresi Dreamgrave creano un bel mix tra sonorità metal prog, gothic e symphonic.

recensioni

titolo
Monuments
etichetta
autoprodotto
Anno

Line up:

Dömötör Gyimesi - vocals, guitars

János Mayer - keyboards

Mária Molnár - vocals

Tamás Tóth - drums

Krisztina Baranyi - violin

Péter Gilián - bass

 

Tracklist:

  1. Drop the Curtain
  2. Monuments
  3. The Passing Faith in Others

opinioni autore

 
Bellissimo ep nel quale gli ungheresi Dreamgrave creano un bel mix tra sonorità metal prog, gothic e symphonic. 2017-12-07 11:41:21 Virgilio
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Virgilio    07 Dicembre, 2017
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I Dreamgrave sono un gruppo ungherese formatosi nel 2012 (benché lo stesso moniker fosse stato utilizzato dal cantante/chitarrista Gyimesi già qualche anno prima) che aveva pubblicato un album nel 2014, intitolato “Presentiment”, al quale segue ora questo ep composto da tre tracce, per una durata complessiva di circa ventitré minuti. Diciamo che l’opener “Drop the Curtain” non rende sin da subito l’idea circa la genialità di questa band: si tratta, infatti, di un brano alquanto semplice ed atmosferico, dove si alternano voci maschili e femminili. Diverso il discorso invece per quanto riguarda le altre due tracce, la title-track e “The Passing Faith in Others”: si tratta di due brani piuttosto lunghi, nei quali la band si muove tra sonorità prog rock, prog metal, symphonic e gothic/death, creando un mix esplosivo e di inebriante bellezza. La stessa formazione dei Dreamgrave consente già, del resto, diverse soluzioni espressive, potendo far ricorso a voci femminili, maschili sia in chiaro che in growl, violini e tastiere ma, oltre a questo, la band dimostra di possedere grande fantasia ed originalità nelle proprie composizioni, tanto che averci fatto pensare, in tal senso, all’imprevedibilità degli Haken, rispetto ai quali uniscono però influenze che possono rimandare a Opeth, Paradise Lost, Theater of Tragedy, con qualche passaggio di prog rock degno dei Camel. Insomma, un bel dischetto che non ha mancato di stupirci, per cui auspichiamo di poter ascoltare presto qualcosa da parte di questa band anche sulla lunga distanza.

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