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Album di debutto per i finlandesi Return to Void, bravi tecnicamente ma ancora con qualche margine di miglioramento Album di debutto per i finlandesi Return to Void, bravi tecnicamente ma ancora con qualche margine di miglioramento

Album di debutto per i finlandesi Return to Void, bravi tecnicamente ma ancora con qualche margine di miglioramento

recensioni

titolo
Return to Void
etichetta
Inverse Records
Anno

Line up:

Markku Pihlaja – lead and backing vocals

Saku Hakuli – guitar

Pasi Hakuli – bass

Antti Hupainen – keyboards

Kaarlo (Kalle) Kukkonen – drums

 

Jussi Serengil – backing vocals

Emma Hayha, Annileena Tulokas – backing vocals on track 5

 

Tracklist:

 

  1. Throughout the Ages
  2. Lightbearer
  3. Ail of Confusion
  4. Consumer Heaven
  5. Sight of Immortal Sea
  6. All the Darkness
  7. Human Alien Hybrid
  8. Fools King
  9. Liar
  10. Return To Void

opinioni autore

 
Album di debutto per i finlandesi Return to Void, bravi tecnicamente ma ancora con qualche margine di miglioramento 2017-12-06 16:20:25 Virgilio
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Virgilio    06 Dicembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 06 Dicembre, 2017
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

La genesi dei Return to Void affonda le proprie radici in un trio acustico dedito a suonare cover di Bruce Dickinson, poi evolutosi appunto in una band vera e propria con l’innesto di un batterista e di un tastierista. Le prime composizioni originali del gruppo trovano dunque spazio in questo loro omonimo album d’esordio. Va subito precisato come la band abbia optato per uno stile più vicino all’hard rock, per quanto la tracklist sia tutto sommato abbastanza varia, tanto che possiamo ritrovare un pezzo purpleiano come “Throughout the Ages”, accanto alle atmosfere fantascientifiche di “Human Alien Hybrid”, oltre ad un vero e proprio anthem come “Sight of Immortal Sea”, dove si possono ascoltare anche voci femminili che duettano con il cantante Markku Pihlaja. I brani sono molto diretti e compatti, ma, nonostante ciò, chitarre e tastiere si ritagliano ampi spazi per i propri assoli. Il tutto nell’insieme è abbastanza gradevole, ma neppure si può dire che vi siano tracce che colpiscano particolarmente, tali da far spiccare l’album. Anzi, accanto a canzoni tutto sommato alquanto accattivanti come quelle già menzionate, alle quali potremmo accostare “Lightbearer”, “Fools King” o la title-track, ve ne sono altre che aggiungono ben poco. Insomma, questo debutto dei Return to Void ci presenta una band molto brava tecnicamente e che sa scrivere buone canzoni, ma per il futuro riteniamo sia necessario qualche sforzo in più a livello compositivo per potersi ritagliare il proprio spazio nell’odierno, affollatissimo, panorama musicale.

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