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Un album di mestiere, il sedicesimo degli Annihilator Un album di mestiere, il sedicesimo degli Annihilator

Un album di mestiere, il sedicesimo degli Annihilator

recensioni

titolo
"For the demented"
etichetta
Silver Lining Music
Anno

 

TRACKLIST:

1. Twisted lobotomy

2. One to kill

3. For the demented

4. Pieces of you

5. The demon you know

6. Phantom asylum

7. Altering the alter

8. The way

9. Dark

10. Not all there

 

 

LINE-UP:

Jeff Waters (vox, guitar)

Fabio Alessandrini (drums)

Rich Hinks (bass)

Aaron Homma (guitar)

opinioni autore

 
Un album di mestiere, il sedicesimo degli Annihilator 2017-11-12 18:52:16 Ninni Cangiano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    12 Novembre, 2017
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Era il periodo della mia adolescenza, quando a fine anni ’80 uscì quel meraviglioso disco intitolato “Alice in hell”; rimasi folgorato da quelle canzoni, nonostante in quel momento della mia vita, complice la rabbia tipica dell’età, cominciavo ad indirizzare i miei ascolti verso lidi più estremi. Ciò nonostante, le parti di chitarra del maestro Jeff Waters mi colpirono, facendomi affezionare in maniera molto forte ai suoi Annihilator. Da allora sono passati tanti anni e tanta acqua sotto i ponti, tra alti e bassi gli Annihilator tagliano il traguardo del sedicesimo full-lenght intitolato “For the demented”. Annotata l’ennesima rivoluzione della line-up attorno al leader Waters (caratteristica costante negli anni), c’è da dire che “For the demented” è un disco di mestiere che si richiama fortemente al sound che ha reso celebre la band canadese, con pezzi belli ritmati (ottimo il nostro connazionale Fabio Alessandrini alla batteria!), chitarre affilate come rasoi ed assoli di gran gusto come consuetudine. Canzoni come la splendida “Altering the alter” o l’opener “Twister lobotomy”, ma anche “One to kill” o la ballatona romantica “Pieces of you” di certo non sfigurerebbero nei capolavori della carriera degli Annihilator, con particolare riferimento ai lavori di fine anni ‘80/primi ‘90. C’è qualche tentazione più “leggera”, come la rockettara “The way” che è alquanto avulsa dal contesto, ma si tratta di un episodio che possiamo perdonare a Jeff Waters e che alla fine dei conti serve per alleggerire e rendere più scanzonata l’atmosfera generale del disco. Tirando le somme, gli Annihilator con questo “For the demented” realizzano un grande album, in grado di competere, in alcune sue parti, con le opere migliori della storia di questa band; non siamo al livello del predetto “Alice in hell”, ma nemmeno tanto lontani... comunque sia, questo è uno dei migliori dischi thrash del 2017.

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