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Settimo album per una leggenda dell'Underground estremo: i cileni Undercroft Settimo album per una leggenda dell'Underground estremo: i cileni Undercroft Hot

Settimo album per una leggenda dell'Underground estremo: i cileni Undercroft

recensioni

titolo
The Seventh Hex
etichetta
Morbid Skull Records
Anno

Line Up: 
Alvaro Lillo - vocals, bass 
Claudio Illanes - guitars 
Björn Vollmer - guitars 
Pablo Cortes - drums 

Tracklist: 
1. The Seventh Hex [05:31] 
2. Chuplica del Diablo [04:35] 
3. Sing the Die Song [03:55] 
4. Femicidio [03:50] 
5. The Hand that Turns the Wheel [04:05] 
6. Miseria de Barro [05:25] 
7. El Condenado [04:10] 
8. Killing the Bastard Son [03:15] 
9. Decapitenlos [04:34] 

Running time: 39:20 

opinioni autore

 
Settimo album per una leggenda dell'Underground estremo: i cileni Undercroft 2017-10-12 17:15:21 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    12 Ottobre, 2017
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

A molti, purtroppo, il nome degli Undecroft dirà ben poco. Eppure questa band, nata nel 1991, per i cultori del sottobosco metallico è un nome quasi leggendario; formatisi 26 anni fa in Santiago, Cile, rilocatisi poi col tempo prima in Svezia (Stoccolma) e poi in Germania (Amburgo), la Death/Thrash band sudamericana in cui troviamo alla chitarra l'ex Necrophagist Björn Vollmer arriva con "The Seventh Hex" al suo settimo album - o la sua settima maledizione, in questo caso -, prodotto dalla label salvadoregna Morbid Skull Records, dopo che in passato i nostri sono stati anche nell'orbita di Season of Mist. Un cambio di label che, presumo, sia stato fortemente voluto dai nostri per avere più libertà di movimento, stilisticamente parlando.

Per quaranta minuti gli Undecroft martellano nella maniera più semplice possibile: un Death/Thrash diretto e sfrontato, senza alcun compromesso. Gli ingredienti per una ricetta vincente ci sono tutti: dai riff taglienti alle parti soliste ben ispirate, fino ad una sezione ritmica rocciosa, passando per le harsh vocals di Alvaro Lillo, autore di una buonissima e duttile prova con ottimi passaggi growl - vedasi "Sing the Die Song", ad esempio. E' una prova muscolare, quella degli Undercroft, con canzoni in cui mancano del tutto inutili orpelli messi lì per abbellire la proposta: non ne hanno bisogno e restano fedeli a quella che è la loro proposta, né più né meno. Non sentirete nemmeno un difetto in "The Seventh Hex": la produzione è buon e "sporca" il giusto, sia la durata dei pezzi che il totale dell'album sono precisamente nella media ed in più ho trovato particolarmente azzeccata la scelta di cantare sia in inglese che in spagnolo. Sono anzi due delle tracce cantante in iberico idioma ad essere le più interessanti del disco: "Femicidio" e "Miseria de Barro".

Trovo che qualora ancora non abbiate fatto conoscenza con gli Undercroft, sia arrivato il momento buono per farlo. La loro è una proposta onesta, piena d'attitudine e che difficilmente lascerebbe scontenti i fans di queste sonorità perfettamente a cavallo tra la compattezza del Death e la rapidità d'esecuzione del Thrash. Una possibilità, insomma, questi cileni trapiantati in Europa la meritano eccome: "The Seventh Hex" è di sicuro un album a cui dedicare ben più di un ascolto.

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