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La ristampa del secondo, arrabbiato album dei Devastation La ristampa del secondo, arrabbiato album dei Devastation Hot

La ristampa del secondo, arrabbiato album dei Devastation

recensioni

titolo
"Signs of life"
etichetta
Punishment 18 Records
Anno

 

TRACKLIST:

1.      Eye for an eye

2.      Desolation

3.      Manic depressive

4.      Signs of life

5.      Retribution

6.      Tomorrow we die

7.      Contaminated

8.      Fear of the unknown

9.      Escape to violence

 

 

LINE UP:

Rodney Dunsmore- Vocals

Dave Burk- Guitars

Henry Elizondo- Guitars

Louie Carrisalez- Drums

Edward Vasquez- Bass

opinioni autore

 
La ristampa del secondo, arrabbiato album dei Devastation 2017-09-28 07:53:28 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    28 Settembre, 2017
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I texani Devastation erano una delle bands più violente in campo thrash, tra fine anni ‘80 e primi anni ’90; purtroppo finirono troppo precocemente per sciogliersi, poco dopo aver registrato il loro terzo album, forse il migliore che avevano mai realizzato. Avevo conosciuto questa band a fine 1989, quando un amico mi fece ascoltare proprio questo “Signs of life”, disco che era uscito ad ottobre di quell’anno per una label che era una sorta di istituzione in campo metal estremo, come la Combat Records (che aveva realizzato dischi di Death, Dark Angel, Exodus, ecc.) che poi a metà anni ’90 fu acquistata dalla Sony e finì per chiudere. Oggi la Punishment 18 Records ci presenta la ristampa di questo “Signs of life”, disco pressoché introvabile nella versione originale, dotato di una delle più brutte copertine dell’epoca. La ristampa è del tutto identica all’originale che fu registrato nei mitici Morrisound Studios dei fratelli Jim e Tom Morris a Tampa in Florida. Si tratta di un lavoro molto breve e conciso, solo 35 minuti distribuiti in 9 pezzi estremamente violenti, quasi al confine del death, anche se con qualche contaminazione punk/hard core. Le chitarre sono taglienti come rasoi e fanno anche qualche discreto assolo, la batteria viaggia sempre a velocità notevoli ed il basso ha spesso un ruolo da protagonista; su tutto però si stagliano le urla del cantante Rodney Dunsmore, il cui approccio sofferto ed a volte isterico ricorda un po’ quello del compianto Chuck Schuldiner (20 minuti di vergogna per chi non conosce questo pezzo di storia del metal!) che, con i suoi Death, inventò letteralmente uno stile canoro. Qui non c’è spazio per la melodia, ma solo e soltanto arrabbiatissimo thrash metal contornato da violenza sonora ed aggressività, una sorta di manna dal cielo per un diciassettenne infuriato con il mondo quale ero all’epoca dell’uscita di questo disco. Con “Signs of life” i Devastation iniziarono a farsi conoscere nel mondo thrash, come una delle più promettenti realtà degli Stati Uniti; purtroppo finirono per sciogliersi dopo aver realizzato il terzo album senza, a mio parere, aver dato tutto quello che le loro potenzialità potevano esprimere.

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