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Fates Prophecy: defender, uniti!

recensioni

titolo
The Cradle Of Life
etichetta
Arthorium Records
Anno

Line up:

Leonardo Beteto: voce
Paulo Almeida: chitarra
Ivan Santos: chitarra
Rodrigo Brizzi: basso
Sandro Muniz: batteria

 

Trcklist:

01. 24/7 To Death
02. New Degeneration
03. Resurrection
04. A Prayer To The Sun
05. The Cradle Of Life
06. The Unbeliever
07. Primitive Man
08. Devil Is My Name
09. One Life
10. In Dark Places (bonus-track*)

opinioni autore

 
Fates Prophecy: defender, uniti! 2015-09-28 19:28:34 Eugenio
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Eugenio    28 Settembre, 2015
Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 2015
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Si fanno sempre piacevoli scoperte in Brasile per quanto riguarda l'heavy metal più classico; una di queste sorprese, almeno per me, sono questi Fates Prophecy.
Non avevo mai sentito parlare di questa band, mea culpa, anche perchè non sono per nulla dei novizi, anzi: la band si forma nel 1991, nel 1998 pubblica il primo album, e questo "The Cradle Of Life", CD uscito lo scorso anno ed oggetto della presente recensione, è già il loro quarto lavoro.
Per darvi due indicazioni, direi che i ragazzi si ispirano ai grandissimi dell'heavy metal (Iron Maiden e Saxon in primis), ma c'è anche una buone dose di US power metal, alla Metal Church o anche i primissimi Savatage.
La voce graffiante e sporca di Leonardo Beteto interpreta tutto l'album alla grande, con convinzione, sentimento e pura passione. Le chitarre sono sempre in prima linea, ma non tolgono per nulla aria al basso e alla batteria.
Si parte con "24-7 To Death", basta già il titolo per farci capire che qui si fa sul serio, niente fronzoli, solo sano heavy metal sputato adosso; "New Degeneration" è ancora meglio, molto coinvolgente e direttissima; impossibile non cantare o, almeno non alzare le corna al cielo, durante il ritornello di "Resurrection".
Più lenta è la successiva "A Prayer to the Sun" con un basso (finalmente una band che lo fa sentire!) in primissimo piano, poi poi aprirsi con un fantastico refrain.
Un intro orchestrale apre la titletrack "The Cradle of Life", finchè non sopraggiungono le chitarre, che fanno diventare il brano una bella power ballad elettrica, forse un pochino stiracchiata nella parte strumentale centrale, magari se si riduceva questa parte di un minuto il risultato finale poteva esser migliore.
"The Unbeliever" è una cavalcata siderurgica che non fa prigionieri e ha, come tradizione della band, un ritornello che farà la gioia di ogni defender più incallito; "Primitive Man" è la canzone con maggiore influenze US power, meno bella delle precedenti, ma sempre un buon pezzo.
"Devil Is My Name" è un po' più oscura, meno veloce ma molto ben interpretata, qui la band riesce ad essere anche teatrale; "One Life" è, invece, una semi ballad acustica, che ha molto dei Grave Digger.
Chiude il tutto "In Dark Places", buona cover del brano dei Crimson Glory.
Direi che questa band la consiglio a tutti, specialmente a chi dice: "quando le grosse band storiche non ci saranno più, chi porterà avanti il verbo del metallo?" Beh, chi ha di questi dubbi, magari ascoltando questo album una risposta la può trovare...

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