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15 Mar

Terrorizer, la fine di un'era? In evidenza

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Questa mattina, tra le varie notizie offerte dal web, mi é capitato sotto mano un articolo di un famoso sito americano che faceva il punto sulla ben conosciuta rivista di musica inglese Terrorizer. 
Il crollo della testata britannica segna la fine di un'era e rappresenta un campanello di allarme ben chiaro per tantissimi magazine la fuori. 

Ormai pochi riescono a sopravvivere. L'avvento del digital, dell'mp3, del "tutto e subito" offerto da internet, non ha marcato la caduta dell'industria discografica solo a livello di produzioni. Tutto ció che satellita la musica - metal e non solo - é stato contaminato e, a distanza di anni, ne paghiamo un po' tutti le conseguenze. 
Il costante aumento di bloggers, youtubers e gente che ha semplicemente voglia di dire la sua, ha portato ad un calo di interesse per quanto riguarda la carta stampata a livello mondiale. Tutto questo non fa novità. Noi in Italia abbiamo visto un giornale dopo l'altro finire nel dimenticatoio già dalla fine dei novanta. Le stesse fanzine ormai son una vestigia del passato e, nonostante alcuni continuino a dar vita ad un supporto purtroppo troppo underground per star al passo con i tempi, il tempo delle "mele marcie" ha raggiunto il suo tramonto. 
Che senso ha stampare un magazine che parla di musica quando chiunque puó ormai scaricare il disco o ascoltarlo online per farsi un'idea? Non ha piú senso neanche l'intervista in cui una band XYZ parlava del suo nuovo lavoro. Basta un click e si trovano cosí tutti i concerti, interviste dal vivo, scene del tour, di qualunque band piú o meno famosa. Il web offre inoltre una miriade di articoli di persone che nella maggior parte dei casi vivono, amano e crescono nell'ambiente musicale di cui parlano. Perché affidarsi ad un magazine che va avanti solo ed esclusivamente grazie agli sponsor? Veri e propri business di stampo mafioso che COMPRANO lo spazio, la recensione, l'intervista ed a cui nessun capo redatore puo dire "No!", dato che quei soldi pagan non solo la stampa di un giornale farlocco ma anche affitto e stipendio dei pochi fortunati che riescon ancora a sopravvivere di questo mestiere d'altri tempi? 
La "concorrenza", se cosí voleva chiamarsi, non esiste e non é mai esistita. 
E cosí, di punto in bianco, arriviamo alla fine della giostra, al momento in cui  gli dei muoiono, venendo schiacciati dal blog di appena 200 utenze che peró si puó permettere il lusso di avere 200 utenze fisse e che son lí presenti ad ogni articolo, ad ogni recensione, ad ogni iniziativa. 
Nasce cosí il fenomeno della premiere, dello streming in diretta, e di chi - come qualcuno ha già iniziato a fare da un paio d'anni in America - propone i gruppi underground, la compilation non piú in CD ma in vinile, il merch, e cerca in tutti i modi di riavvicinarsi a quella fetta di mercato che ormai da tempo ha detto addio alla stampa d'elite. Elite per chi poi? Per quei pochi stolti che continuano a seguire a priori tutte le uscite MetalBlade, Nuclear Blast e Century Media ed a elemosinare dando via, per soli £250 + VAT, un quarto di pagina per pubblicizzare la tua band o label.. Peró, signori cari, anche questi nomi prima o poi arriveranno alla frutta ed una volta morti i mostri sacri, chi andranno a stampare e per chi i pochi magazine sopravvissuti andranno a parlare? Cosa proporranno che non sia già stato scritto o suonato?
Che trend arriverà sul mercato dopo il boom del doom che ormai scoppietta come popcorn nella pentola reduce di un boato che é ormai un miraggio? Ormai e' il tempo del death metal e del black contaminato. Volete sapere quale sarà il nuovo trend? Seguite Profound Lore!
"Ashes to ashes, dust to dust", non rimarranno che rovine di un mondo fatto per wanna-be-rockstar e prime donne dell'ultimo momento. Tutti "junkies and sluts" in quest'ambiente da sfigatelli in cui i grandi nomi ormai fan scalpore solo per il rumore che fanno quando cadono. 
Arriviamo cosí a Terrorizer, il colosso che per un ventennio ha dato visibilità ai vari nomi che han poi "sfondato" a livello metal, ed alle etichette che han creato le scene inglesi. Eran i tempi d'oro di Earache, Peaceville, Music For Nations ed altre che ormai vivon di ricordi. 
I ricordi son sbiaditi, la marea é scesa, le mode son cambiate. Non é bastato promuovere il Damnation Festival per diversi anni. Non é bastato cercare di far pubblicità su un sito che ormai faceva premiere senza neanche spendere una parola sulle band messe online. Il tutto si é ridotto ad una compagnia che ha continuato a rubare soldi dai pochi e fedelissimi abbonati, continuando a rubare dopo mesi dall'ultima uscita che non hai mai raggiunto gli scaffali delle edicole e distributori locali. I tempi cambiano belli miei e cosí é arrivato il tempo anche per l'elite per un cambio netto e radicale. Quest'episodio mette in mostra uno spaccato di realtà da cui nessuno puó scappare nel mondo "fatato" dell'industria discografica, un "warning" per tutti coloro che non han mai pensato che continuare a rubare musica, tramite download illegale, prima o poi porterà all'estinzione della musica estrema. Mi spiace solo per chi ci lavorava con Terrorizer, dato che diversi tra i miei contatti han dato conferma sul fatto che chi mandava avanti il giornale é ormai irraggiungibile da diversi mesi. "Nessun dorma.. nessun dorma..", iniziate a supportare chi é rimasto o evitate di piangere una volta che non ci sarà piú niente da fare. Che poi, meglio piangere  per finta o rimanere apatici davanti ad uno spettacolo che ormai passa inosservato perché a nessuno frega piú niente?

Ultima modifica il Domenica, 18 Marzo 2018 13:00
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